Marrazzo incastrato, dubbi sui servizi deviati
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Lo hanno incastrato, sicuramente. Purtroppo Piero Marrazzo, giornalista simbolo di tante lotte per i diritti dei consumatori e oggi presidente della Regione Lazio, è stato ricattato per un video in cui sarebbe ritratto in atteggiamenti intimi con un trans, a pochi mesi dal voto regionale. Così si è dimesso.
I giudici devono fare chiarezza sul motivo per il quale quei quattro carabinieri gli hanno teso questa orrenda trappola. I servizi segreti? La polizia deviata? Supposizioni ma le modalità di questa imboscata non presuppongono nulla di buono. D’altronde a marzo si vota nel Lazio e screditare così un governatore che, pure non esaltando, aveva guidato la regione seriamente, è l’unico triste e violento modo.
Nel luglio scorso nell’appartamento di un transessuale i carabinieri avrebbero filmato Piero Marrazzo, semi nudo, in compagnia del trans. Indovinate un po’ la via e il condominio di questa abitazione? Via Gradoli 96 a Roma, guarda caso nello stesso condominio dove nel 1978 fu scoperto un covo delle Br utilizzato dai terroristi come base per il sequestro di Aldo Moro. Una coincidenza da far venire i brividi, pensando ai sospetti che circondano la vicenda Moro, a partire dalla presenza di servizi segreti all’interno della cellula che rapì il presidente Dc. E poi perché dei carabinieri mettono sotto controllo la casa di un trans e fanno irruzione con telecamera in spalla? Ma quale delinquenza comune!
Al di là di congetture ed ipotesi, Marrazzo ha sbagliato a pagare (sembra abbia elargito assegni per 20mila euro) i propri ricattatori senza denunciare e poi, cosa più grave, aver mentito ai propri elettori, anche se comprensibilmente. Ora le sue dimissioni sono la conclusione “normale” di tutta questa vicenda. “Mi auto-sospendo, questa vicenda è frutto di una mia debolezza della vita privata”, spiega.
I poteri passano ora al vice-presidente Esterino Montino, scongiurando così il rischio di elezioni anticipate. “Nelle condizioni di vittima in cui mi sono trovato ho sempre avuto come obiettivo principale quello di tutelare la mia famiglia e i miei affetti più cari. Gli errori che ho compiuto non hanno in alcun modo interferito nella mia attività politica e di governo. Con questa scelta apro un percorso che porti alle mie dimissioni”, conclude.
Marrazzo si è dimesso perché ricattabile e quindi non più capace di svolgere il suo compito appieno e con serenità. Chissà quando Berlusconi farà lo stesso. Attendiamo risposte.


15:17 on 30 ottobre 2009
Ci vuole un genio per capire che l’hanno in castrato i suoi oppositori? Quello che ha fato è niente confronto al livello mafioso di questo Governo
18:30 on 10 dicembre 2009
Sono solo coincidenze…
1. I Carabinieri “corrotti” per vendere il filmato hanno contattato da subito il settimanale “Chi” edito dalla Mondadori di Marina Berlusconi. Il filmato, provenienza di un reato, non era acquistabile (in Italia esiste ancora il reato di ricettazione”) e non erano quindi pubblicabili ma il direttore di “Chi” ne fece una copia che fece vedere a Marina, che avvertì il padre (secondo quanto emerso dalle indagini). Silvio ha poi telefonato a Marrazzo (che è sbiancato in volto) riferendogli l’accaduto, e i soliti comunisti vorrebbero sostenere che non l’ha fatto per puro altruismo.
2. L’Agenzia informazioni e sicurezza interna (AISI) risponde al Presidente del Consiglio dei ministri che guarda caso è il padre di Marina Berlusconi. I seguaci del partito della magistratura, che è noto essere il “cancro” dell’Italia, sostengono che ci potrebbe essere un nesso.
3. Le foto di Berlusconi nella villa in Sardegna, censurate in Italia ma alcune pubblicate dal Pais, sono di giugno 2009, il filmato di Marrazzo è di un mese dopo. Del “vizietto” di Marrazzo alcune persone “governative” pare fossero al corrente da un pezzo e qualche malpensante mette in relazione le due cose.
4. Della cosa a qualche mese più tardi sono poi stati messi al corrente i Carabinieri (quelli onesti e non deviati) e la Magistratura che hanno condotto diligentemente le indagini facendo così scoppiare lo scandalo. I soliti “coglioni” della sinistra (la parola la posso usare perché di fonte governativa e quindi, se riferita all’elettorato del PD, è politically correct) ritengono che Marrazzo per il Premier fosse più utile da “morto” (politicamente parlando) in quanto si dà per certa la vittoria del PDL alle prossime elezioni per la regione Lazio.
Scusate se non mi firmo ma dopo l’omicidio Pecorelli sono pochi i giornalisti che hanno il coraggio di scrivere la verità, andando contro le Istituzioni. Chi era Pecorelli? Un giornalista a cui Dalla Chiesa dava informazioni riservate sull’omicidio Moro che lui poi scriveva sul suo settimanale OP. A uccidere Pecorelli ci hanno pensato le BR, a uccidere Dalla Chiesa la mafia.
Sono solo coincidenze, sono solo coincidenze …